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Nessuno è Solo: Intervista a TzN

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Tiziano, innanzitutto, una curiosità: perché un artista giovane e di successo come te, dopo l’esito clamoroso di un album come “111”, aspetta tre anni prima di tirare fuori un nuovo disco?
Direi per rispetto a me stesso e agli altri. Scrivere canzoni è “un’operazione a cuore aperto”. Bisogna essere assolutamente sicuri di quello che si fa per poter esser soddisfatti completamente del risultato finale.

Paura?
Nessuna paura. Semplicemente volevo un disco che convincesse prima di tutto me. Un lavoro che parlasse di me nel quale mi riconoscessi dalla prima all’ultima nota. E per fare questo avevo bisogno di tempo. L’ispirazione non è un treno che arriva quel giorno, a quell’ora, su quel binario. Esiste, ma quando arriva ti deve trovare al lavoro.

Risultato?
Ho il disco che volevo. Il mio disco. Mi somiglia, è il frutto di tre anni di lavoro, di viaggi, di nuove esperienze.

Quindi pensi davvero che “Nessuno E’ Solo”?
No. La verità è che tutti siamo soli.

Allora perché questo titolo?
E’ una provocazione al contrario…M’illudo che sia così. Anche se, forse, più che un’illusione è un desiderio, un auspicio… Parlo con le persone, leggo le lettere che mi scrivono, le loro e-mail e mi rendo conto che il problema è sempre lo stesso, lo stesso per tutti…

Quale?
Il Bisogno di amore. Tutti si lamentano della mancanza d’amore. Ed è evidente che se è vero che tutti siamo parte del problema è anche vero che possiamo essere tutti parte della soluzione…

Quindi “Nessuno E’ Solo” è più una speranza che una realtà?
Si, e mi piacerebbe che diventasse una specie di parola d’ordine… vorrei che imparassimo a buttare il cuore oltre l’ostacolo e ci rendessimo conto che basterebbe davvero poco per scatenare una specie di effetto domino dell’attenzione e del rispetto per gli altri, dell’affetto e, perché no?, dell’amore…

Come?
Anche attraverso la musica, forse…

In che modo?
La musica ci aiuta ad abbassare le barriere… ci avvicina l’uno all’altro e può essere determinante nell’aiutarci a rompere il cerchio e a ridurre, se non eliminare, certe distanze.

E’ questo il messaggio?
Non solo questo. E’ un disco sul bisogno di affrontare le proprie paure, sia quelle di dentro (che sono le più difficili da affrontare), che quelle di fuori e trovare un punto di equilibrio con se stessi e con gli altri; un disco sul bisogno di autenticità e verità nei rapporti, tutti i rapporti, ma anche sulla paura di sbagliare e sul senso del dolore…

Per questo dici che dimenticare è bello ma è anche triste?
Non bisogna dimenticare il dolore, né rimuoverlo. Bisogna ascoltarlo, capirlo e costruire sul dolore. Il dolore non è mai fine a se stesso. E’ sempre un passaggio verso un dopo migliore…

Qual è l’anima di questo disco?
Ne ha due. Una intima, riflessiva. Quella delle ballad costruite sulla forza evocativa delle melodie. E poi c’è un’anima più graffiante, più aggressiva, che vive di progressioni ritmiche incalzanti e di grande energia.

Come definiresti “Nessuno E’ Solo”?
Un disco pop…

Non credi che sia una definizione un po’ stretta?
Al contrario: intendo pop nel senso più ampio e ricco del termine. E poi io amo il pop. L’ho sempre amato. E’ la cosa migliore che sia stata prodotta. Ha sempre una risposta per tutto.

Eppure suona diverso dalle tue produzioni precedenti…
E’ vero. Del resto anche io sono diverso. Sono diverse le cose che devo dire e il modo nel quale sento il bisogno di dirle. “Nessuno è solo” è nuovo soprattutto per quanto riguarda suoni, arrangiamenti e modo di suonare…

Anime diverse e sonorità diverse…
Esatto. Ci sono tutti i suoni che ho sempre amato. Una ricerca delle radici che mi ha portato a recuperare, per i brani più ritmati, le sonorità del grande pop anni ’80…Human League, Depeche Mode, Tears for Fears, Alphaville…

Anche se mi sembra che i suoni più definiti rispetto a quelli di allora…
Assolutamente si: anche perché le tecnologie di cui disponiamo oggi consentono di avere suoni di presenza, una pulizia e una dinamica impensabili di quegli anni

Nelle ballad, invece?
Cercavano suoni più scuri, più profondi, più pastosi. Abbiamo usato strumenti, amplificatori, microfoni ed effetti “vintage” per ricostruire le sonorità che hanno reso immortali gli anni ’60. Abbiamo cercato di riprodurre anche quel tipo di pasta sonora e di saturazione che solo le incisioni su nastro sapevano dare e che il digitale, purtroppo, ha eliminato.

Ho sentito degli archi…
Quelli siamo andati a registrarli a Londra, negli studi di “Abbey Road”, gli stessi nei quali sono nate le leggendarie sonorità dei Beatles…

E si sente…un ritorno al passato?
Un ritorno voluto, che, in un certo senso, è la vera novità timbrica di questo lavoro, anche perché, a volte, per andare avanti bisogna saper tornare indietro.

Dal punto di vista della scrittura dei brani, invece, gli ingredienti che ti hanno fatto amare da pubblico e critica ci sono tutti…
Il mio modo di scrivere non è cambiato. Queste melodie –ad esempio- costruite su brevi frasi spezzate che si rincorrono e, a volte, si sovrappongono, il tentativo di violare le leggi della metrica o le voci doppiate a distanza di un’ottava, fanno parte di me, quindi, anche di “Nessuno è solo”.

Due anime anche nella realizzazione…
E’ vero. E’ un disco molto pensato nella sua fase di scrittura, e molto istintivo, invece, nelle registrazioni. Un album molto suonato, dove la “presa diretta” è stata fondamentale per tirare fuori a questi pezzi l’energia e l’immediatezza che portavano dentro.

Chi ha suonato?
La mia band di sempre. Una band che è un po’ la mia famiglia (guai a chi me la tocca!) e che suona con me sin dagli inizi, quando ci esibivamo nei locali davanti a poche decine di persone. L’abbiamo suonato così tanto che siamo già pronti per il tour!

Visto che è un disco nuovo, perché non proviamo a parlarne in un modo un po’ diverso…facciamo un gioco, ti va?
Cosa si vince?

Niente!
Meglio così! Amo giocare per il gusto di giocare…

Perfetto. Allora, scorriamo insieme le canzoni del nuovo cd: due parole per ogni brano.

1. “Tarantola d’Africa”
Amore – odio.

Ma chi è la Tarantola d’Africa?
Sogno e consapevolezza…

In che senso?
E’ un brano che sta nella terra di mezzo tra la consapevolezza di aver raggiunto il mio sogno –mi riferisco alla musica- e la presa di coscienza del fatto che ad ogni esperienza ne corrisponde, prima o poi, una negativa.

Perché Tarantola?
Perché è un animale che attira e respinge, intriga e spaventa. Proprio come penso che sia, secondo me, l’Artista.

2. “Ti scatterò una foto”
Solitudine e realtà...

Una ballad sul senso del destino?
Sul continuo rincorrersi dei destini e sull’eterna lotta tra il bisogno, che tutti abbiamo, di colmare la nostra solitudine e la paura, della quale nessuno è libero, di affrontare la realtà.

3. “Stop! Dimentica” il primo brano che abbiamo potuto ascoltare in radio
Terapia dell’oblio.
Mi divertiva l’idea che dopo tre anni l’album fosse presentato da un pezzo così insolito, così ‘pompato’. Ogni tanto c’è bisogno di fermarsi e dimenticare. Anche se, poi, non si dimentica mai del tutto e, quando premi il tasto play, tutto riparte dal punto nel quale ti eri fermato. Stop dimentica è un invito a non razionalizzare a non vivere sempre tutto in maniera troppo viscerale, e a lasciarsi andare a qualche momento di sano “oblio”, ogni tanto bisogna staccare la spina e lasciare che le cose decantino…

4. “Ed ero contentissimo”
Ragione e sentimento.

Spiega.
Non c’è niente da spiegare. E’ tutto scritto nel testo. Basta ascoltare. E’ una canzone su un conflitto insanabile. Il cervello ci fa prendere decisioni che il cuore non accetta e la ragione si aggrappa a qualunque cosa per cercare di convincerlo che è la cosa giusta. Ma è proprio il fatto che queste scelte abbiano bisogno del sostegno di tutte queste stampelle a rivelarci che, da sole, non riuscirebbero a stare in piedi.

5. “E fuori è buio”
Quattro mani.

Questa me la devi proprio spiegare…
Un gioco di parole: è l’unico brano scritto a quattro mani. E’ la prima volta che scrivo con qualcuno. La scrittura è un fatto così intimo, così personale che, di solito, il processo creativo è solitario. Questa volta ho fatto un’eccezione. La co-autrice è Diana Tejera, un’amica molto in gamba che scrive delle cose molto belle e…paf…è successo…

Dove vi siete incontrati?
A Puebla, durante il mio periodo messicano. Ridendo e scherzando, abbiamo cominciato a suonare ed è nato questo pezzo, chitarra e voce. Forse perché in “campo neutro” mi sentivo più leggero e più sereno… Il pezzo è venuto fuori di getto, ma poi per rispettarne lo spirito, in studio è stato il pezzo più ‘provato’. A volte è così: ci vuole un grande lavoro per cercare di riprodurre tutto il fascino e la freschezza della semplicità.

6. “E Raffaella è mia”
Sogno e gioco.

Che sogno e che gioco?
Il sogno di avere Raffaella tutta per me… Il gioco è fare festa con la musica…

Chi è Raffaella?
La Raffaella nazionale! Il mio sogno è averla in salotto che balla e canta solo per me. Un vero sballo. Divertimento puro, ma anche un tributo sincero ad una grande artista, che è un’autentica icona italiana nel mondo…

7. “La paura che…”
Fiducia e illusione.

Una canzone d’amore?
Soprattutto una canzone sull’amore. Qualcosa di cui sappiamo quasi niente e che siamo costretti a imparare un corso d’opera, senza riuscire mai a mettere bene a fuoco la differenza che c’è “tra amare e ogni sua dipendenza”, tra “ti chiamo se posso” e “non riesco a farne senza”.

8. “Salutandotiaffogo”
Scegliere: voglia e paura…

Tutto attaccato?
Si, perché non è dato sapere se sia “Salutandoti affogo” o “Salutando ti affogo”. E’ la perenne lotta tra voglia e la paura di scegliere, una domanda per la quale non sempre abbiamo voglia di trovare risposte. E’ un brano su questo perenne oscillare e sulle tensioni e le emozioni che produce…

9. “Baciano le donne”
Orgoglio e pregiudizio.

Una canzone contro i luoghi comuni?
Luoghi comuni, bisogno di semplificare e banalizzare tutto, di appiccicare etichette. E’ un invito a lasciarsi andare, a perdere il controllo, ma anche una riflessione contro la stupidità, piccola e inutile, dei pregiudizi. Ma anche un invito a perdere la testa, la razionalità e uscire dagli schemi, senza remore né timori. Un pezzo ironico, sarcastico e forse anche un po’ cinico, ma sempre divertente. Un’appassionata riflessione contro i luoghi comuni e pregiudizi.

10. “Già ti guarda Alice”
Meraviglia e stupore.

Chi è Alice?
Alice è meravigliosa. Anche lei è un grande amore. E’ la figlia di mio cugino. E’ arrivata da poco e già ha colorato di una luce nuova la mia vita. E’ dei pesci anche lei. Ho saputo di lei in una delle mille stanze di albergo che ti raccoglie alle fine di un concerto. Era quasi mattina. Ho acceso il registratore ed è uscita fuori questa specie di ballata-ninnananna sulla forza e la speranza che ogni nuova vita ci regala. Pensare a lei, al sul sguardo spalancato sul mondo e alla sua fiducia nel futuro, dà coraggio e fa pensare che non tutto è perduto. Forse anche perché “Nessuno è solo finché di notte anche lontano ha chi non dorme per pensare a lui”.

11. “Mio fratello”
Distanze che avvicinano…

Una canzone allo specchio…
Si, per scoprire che, anche nelle differenze e nelle distanze più estreme, ci assomigliamo…

Che rapporto hai con tuo fratello…
Sono stato figlio unico per undici anni e la gravidanza di mia madre e l’arrivo di mio fratello sono stati i periodi più belli della mia vita. Una sensazione che, in qualche modo, ho ritrovato nel tirar fuori questo disco, che mi ha dato una felicità simile a quella della nascita di mio fratello.

Dici che ti assomiglia molto e che è un paradosso…
E’ vero. E, quindi, è vero che sono un paradosso anch’io. Anche io vivo tra “ricordi che fanno paura” e “ricordi che fanno coraggio” e non so quale sia la cura, visto che –anche la musica, come l’amore- è, allo stesso tempo, cura e malattia.

Ho ancora un’ultima domanda: cosa ti piacerebbe che pensasse la gente che ascolta questo tuo ultimo disco?
Mi piacerebbe che… pensasse di aver trovato undici buoni motivi per dire “Nessuno è solo” … Hai visto mai che, a furia di dirlo…


Fonte:
Ufficio Stampa Goigest
www.goigest.it
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