Giugno '06

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29/06/06 - Il Tempo
"Ferro arriva in radio e si scomoda pure il sindaco"
Mauro Carturan gli regalerà una Cisterna «in miniatura» tutta di cristallo Swarovsky
Oggi il tour nei network pontini: si comincia alle ore 14 con Radio Luna, poi Studio 93 e Radio Antenne Erreci
di Marco Salis

LATINA — Tour nelle radio pontine per Tiziano Ferro, on air oggi pomeriggio dalle ore 14 per promuovere il nuovo album, il terzo, dal titolo «Nessuno è solo» (per Emi Music). Il singolo apripista «Stop! Dimentica» è già primo in classifica. Si comincia, come già anticipato nei giorni scorsi con Radio Luna, network di Latina. Poi sarà la volta di Studio 93, ad Aprilia. «Dalla porta è appena uscito Povia (vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo) e ora viene a trovarci il ragazzo di Latina più famoso al mondo - sottolinea lo staff - per raccontarci questi tre anni di silenzio e soprattutto tutto sul suo nuovo disco. A partire dalle ore 16.30, Tiziano ci parlerà delle sue nuove canzoni, dei suoi viaggi intercontinentali e di tutto ciò che è cambiato dalla prima volta che abbiamo trasmesso "Xdono". Tutti i suoi fans potranno ascoltarlo sulle frequenze 93.100-100.200-106.050». Anche Radio Antenne Erreci (a Cisterna) si prepara ad accogliere Tiziano Ferro. La presenza di Ferro verrà omaggiata persino dalla massime autorità cittadine. E' data per certa, infatti, anche una sortita del sindaco Mauro Carturan, che porterà in dono al cantautore un oggetto Swarovsky rappresentante Cisterna. Naturalmente c'è grande entusiasmo presso tutto lo staff della radio. A partire dall'editore, Manlio Goldner, artefice del successo dell'emittente cisternese e "mente", ormai da quattro anni, dei principali eventi delle estati citadine. «C'è grande soddisfazione - afferma il patron del network di Cisterna - nel poter accogliere nuovamente a Cisterna una star della caratura internazionale come Tiziano Ferro. Un artista che pur avendo ricevuto il plauso dalla critica di mezzo mondo, ha sempre mantenuto l'orgoglio di appartenenza alla propria terra. Un fatto dimostrato anche dall'attaccamento ai colori della Top Volley Latina, il sodalizio sportivo al quale Tiziano è estremamente legato, anche per un fatto affettivo, avendovi militato da ragazzo. Si tratta di un'enorme soddisfazione che premia gli sforzi sostenuti nel corso di questi anni». Ferro torna dunque alla ribalta con un nuovo cd, dalle sonorità accattivanti anche se un po’ cupe. I fans italiani, prima di gustarsi «Nessuno è solo» dal vivo, saranno costretti ad attendere fino al prossimo gennaio: «L'album uscirà contemporaneamente in quaranta nazioni in giro per il mondo - ha detto Ferro - mi aspetta un'estate ricchissima di impegni promozionali. Ho preferito non far coincidere i live con gli incontri coi giornalisti per rendere meno massacranti le trasferte: fino a dicembre mi dedicherò alla promozione, poi farò partire la tournée mondiale. Che, come prima tappa, avrà naturalmente l'Italia». Secondo indiscrezioni, l’appuntamento è al PalaLottomatica di Roma.

23/06/06 - Kataweb
"TIZIANO FERRO, RITORNO DI UN DIVO FRAGILE"
Tre anni dopo 111 esce il terzo album "Nessuno è Solo". Tra amori, ricordi e una Carrà che balla...
di Katia Riccardi

Tocchiamo Ferro. Perché continui a scrivere pezzi da cantare a voce alta. Tocchiamo Ferro, perché ha venduto tre milioni e mezzo di dischi in tutto il mondo partendo dalla sua cameretta di Latina. E tocchiamo Ferro, perché continui a essere fragile. E perché esce oggi in 44 paesi il terzo album, "Nessuno è Solo". A 26 anni, dopo essersi messo centoundici chili alle spalle e senza averli mai scordati, Tiziano Ferro torna dopo anni di un'invisibilità cercata e passata in Sudamerica, lontano da posti conosciuti, da trasmissioni televisive, dalla sua stessa cameretta. Ho passato tanti anni in una gabbia d'oro/ Sì forse bellissimo/ Ma sempre in gabbia ero, canta in "E fuori è buio". Fuori dalla gabbia, per rimettersi in gioco. "Quando sono diventato famoso i primi mesi sono stati bellissimi, poi è iniziato l'infermo - ha raccontato in un'intervista rilasciata a Vanity Fair -. Venivo aggredito verbalmente per strada da persone che neanche conoscevo, trovavo scritte offensive sui muri vicino casa mia. Un ragazzo che ha successo a 20 suscita molte invidie, soprattutto in una città piccola come Latina". E allora tocchiamo Ferro. Perché continui a ricordare la sofferenza accumulata, le visioni di un bambino che già a sette anni nascondeva il registratore sotto al letto e lo riempiva di versi, di silenzi, di canzoni, di fantasmi. E la traccia fantasma di lui bambino, Ferro l'ha inserita anche in "Nessuno è Solo" quando, dopo l'ultimo pezzo, si sente una vocina sussurrata della quale già s'intuisce la trasformazione che avverrà in futuro, che canta senza musica: E non guardarmi così/ Con quello sguardo come se/ Avessero ucciso il tuo migliore amico. Piaccia o meno, Tiziano Ferro è indiscutibile. Ma non intoccabile e tantomeno indistruttibile. E' un'artista consapevole di aver bisogno di cercare le proprie ombre per scrivere e consapevole di dover cantare per cercare di sconfiggerle. Un cantautore in viaggio che - dopo tre anni da "111"- torna a segnare il terreno. "Sono solitario, permaloso, viscerale, uno che ha sempre dei tormenti in testa" dice. E spaventato, schivo, pronto a sbagliare - ancora - piccole cose. Come quando in televisione ospite da Fabio Fazio aveva detto, scherzando, che le donne messicane "hanno tutte i baffi" ed era scoppiata l'inevitabile quanto imprevista polemica. Da una battuta detta in casa, l'esplosione di un caso enorme sfociato nell'incontro all'ambasciata con il console messicano, per averne il perdono. Tanto è Ferro. Tanto è Ferro che perfino Totti è stato disturbato ai Mondiali da una giornalista messicana: Cosa vuole dire a questo proposito? gli ha chiesto. "De fasse la ceretta", ha risposto il capitano giallorosso. Nessuno è solo è stato scritto d'istinto e nasce dall'amore di Tiziano Ferro per i grandi cantautori. Da Cocciante a De Gregori, da Paoli a Battisti. Ferro non li imita, ne è ispirato. Ha tanto da scrivere e tanto tempo per scegliere cosa infilare in un album: "Avevo 18 canzoni e sapevo che tra quelle c'era il disco". Canzoni veloci, aggrovigliate, dalle anche morbide e dalla scia anglosassone come "Stop! Dimentica" (il primo singolo estratto e già nelle radio da un mese) o "E Raffaella è mia" (l'elogio alla Carrà, icona anni Ottanta) e "Baciano le donne" (insieme ad Antonacci), si alternano a canzoni classiche, melodiche, perfette. Che piacciano o meno. Il mondo di Tiziano Ferro è tutto qui. In undici brani passa da amori e viaggi per arrivare alla famiglia, alla casa e alle ombre. "Mio fratello" è un messaggio al fratello che ha dieci anni meno di lui e ora è un adolescente irrequieto. "Già ti guarda Alice" è una dedica alla nipotina, appena arrivata. Il resto è da cercare tra le note. E - che piaccia oppure no - da cantare a squarciagola, in ogni caso.

26/06/06 - Star Tv
"Vivo da solo"
di Gianni Poglio

> Parte 1
> Parte 2
> Parte 3

Settimanale - Vanity Fair
"Perchè Tiziano Ferro è un uomo solo"
di Sara Faillaci

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> Parte 1
> Parte 2
> Parte 3
> Parte 4

Settimanale - Tv Sorrisi e Canzoni
"Ma sì, mi butto!"
di Alex Adami

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> Parte 3
> Parte 4

26/06/06 - Il Tempo
"Tiziano Ferro chitarra e voce per una storia"
di Carlo Antini

È Diventato uno degli interpreti principali della canzone italiana nel mondo. Del suo primo disco, «Rosso relativo», è riuscito a vendere più di un milione di copie. Si tratta di Tiziano Ferro, artista di Latina riuscito a diventare una stella nel panorama musicale internazionale. Il suo successo ha raggiunto dimensioni planetarie e i suoi brani sono stati registrati anche in spagnolo. Domani sera il cantante sarà nella sala Sinopoli dell’Auditorium-Parco della Musica per partecipare all’ultimo appuntamento di «Incontri d’autore». Il cantante avrà l’opportunità di raccontare la sua storia artistica e personale attraverso le parole e l’esecuzione di alcuni brani arrangiati solo per chitarra e voce. Sarà, insomma, uno showcase particolare, in cui verrà ripercorsa una strada fatta di musica nera, gospel, blues e hip hop. Sarà anche l’occasione per presentare dal vivo in anteprima un assaggio del nuovo lavoro discografico intitolato «Nessuno è solo». L’album è in uscita in ben 44 Paesi del mondo e segna il ritorno del cantante dopo tre anni di inattività. La carriera discografica di Ferro è passata attraverso tre album: «Rosso relativo», «111 Centoundici» e l’ultimo «Nessuno è solo». La musica di Tiziano Ferro è riuscita a portare nell’alveo del pop l’esperienza dell’hip hop con venature soul e black. Un mix che si è dimostrato vincente e che ha messo d’accordo una larga fetta di pubblico. Importante anche il contributo dell’elettronica, spesso presente negli arrangiamenti, che ha saputo offrire freschezza e dinamicità ai lavori pubblicati. Una delle caratteristiche peculiari di Ferro è l’abilità nello scandire i testi e nel creare un cantato che riecheggia i contributi del rap bianco. Il tutto senza perdere di vista l’armonia e il piacere dell’intreccio melodico. La serata di domani all’Auditorium sarà anche questo. Tra un racconto e l’altro, Tiziano Ferro imbraccerà la chitarra e regalerà emozioni con un’esecuzione minimale delle sue composizioni. D’altronde la dimensione live ha sempre rivestito un ruolo fondamentale nella carriera del musicista. In questo senso, l’anno più prolifico è stato il 2002. Il tour italiano è partito a gennaio e si è concluso a fine settembre con un concerto allo stadio di Latina, davanti a 16 mila persone. Tante anche le date all’estero: Spagna, Germania, Francia, Olanda, Belgio. Al Gurten Festival in Svizzera ottiene una posizione di prestigio nel programma delle esibizioni: sale sul palco immediatamente prima dell’headliner James Brown e canta di fronte a 30 mila persone. E forse è proprio all’estero che Ferro ottiene i principali riconoscimenti. I suoi primi tre singoli sono stati registrati in quattro lingue: italiano, spagnolo, francese e portoghese. E ora arriva all’Auditorium per raccontarsi solo con chitarra e voce. Auditorium viale De Coubertin 30 info: 06-80241281

21/06/06 - La Repubblica
Tiziano Ferro: “Ho sbagliato mestiere troppo fragile per la fama”
Incontro con la popstar alla vigilia dell’uscita del nuovo disco “Nessuno è Solo” dopo tre anni di silenzio. E una gaffe che ha messo in crisi il suo rapporto con il Sudamerica.
di Gino Castaldo

Roma – Mancava poco che si trasformasse in un incidente diplomatico. La battuta televisiva di Tiziano Ferro sulle donne messicane (“hanno tutte i baffi”) è rimbalzata in Sudamerica ed è scoppiato un pandemonio. Il che significa due cose: che il mondo mediatico è una trappola dove tutto è amplificato al di là di ogni ragionevolezza, e che Tiziano Ferro da quelle parti è un idolo.
Ho sbagliato io, di sicuro”, racconta, “non volevo assolutamente offendere nessuno, e poi non è detto che tutti debbano avere il mio stesso senso dell’umorismo”, è contrito, davvero, come un ragazzino che ne combina una delle sue, per riderci su, e poi scopre che qualcuno lo prende sul serio. Per scusarsi ha chiesto un incontro all’ambasciata messicana. “Non pensavo che si potesse arrivare a questo, ma è stata una buona idea. Il console è stato gentilissimo, rilassato, aveva visto la trasmissione e non aveva percepito il pericolo che nascesse un diverbio. Mi ha rassicurato, ma ora dovrò chiedere scusa attraverso i media”.

Mancano due giorni all’ora x. Venerdì esce “Nessuno è Solo”, in contemporanea in 44 paesi, il suo terzo disco, a tre anni dal fortunatissimo “111”. A proposito, perché tutto questo tempo?
“Ho terminato il tour in Sudamerica solo lo scorso agosto, ci sono stati due anni pienissimi, prima in Europa, poi a sorpresa il disco è scoppiato in America latina. E mi sono preso il tempo di scrivere seguendo il mio bisogno e non i tempi discografici”.
Le nuove canzoni tradiscono sentimenti intensi, ma contrastanti. Ma alla fine, da giovane dei nostri tempi, ha solo 26 anni, lei è ottimista o pessimista?
“C’è una canzone, Già ti guarda Alice, dedicata a una bambina che nasce, ed è un messaggio ovviamente positivo, pensando a una vita nuova che ha cambiato il corso di una famiglia, che poi è la mia. E’ la mia nipotina, che senza saperlo ha già fatto tanto. Lì dico che nessuno è solo. Ma la solitudine la conosco bene, in generale io vivo di quella, anche perché se non facessi così starei male, come mi è capitato i primi tempi, durante i viaggi, ho imparato a farmela amica, o perlomeno una consigliera anche perché il modo in cui scrivo non potrebbe farne a meno, sono cose talmente mie che il linguaggio verbale non riuscirebbe a tradurle. E invece quando scrivo una canzone non so perché ci riesco, e poi stanno lì, le sente protette dalla musica. Lo dico spassionatamente: a me piace affrontare i dolori in maniera completa, anche se richiedono fatica. Il fine è sempre quello di vedere la luce, c’è un atteggiamento ottimistico, poi è chiaro che quando maturo un dramma e lo metto in una canzone fotografo un momento un pò nero, ma c’è sempre la rabbia, ho un atteggiamento attivo, i dolori mi piace viverli, starci male, reagire, urlarli, non sono mai silenzioso, da qui la canzone Stop! Dimentica, perché non si può vivere sempre così”.
Ma scusi, cosa può mai essere il dolore per un giovane bello, ricco, famoso, che fa il suo lavoro preferito?
“Dipende dal bagaglio che ti porti dentro. A volte penso di aver sbagliato lavoro perché uno con il mio carattere arriva a non goderselo. Sono solitario, permaloso, viscerale, uno che ha sempre dei tormenti in testa, e non va tanto d’accordo con l’esposizione, col successo, con le aspettative. E’ un mondo interiore che io tengo a bada perché non posso pensare di rovinare tutto quello che ho, che chiaramente mi piace, solo per l’insicurezza o la mancanza di autostima che mi porto dietro. A volte vedo dei colleghi che si godono appieno questo lavoro e li invidio. Mi piacerebbe godermi i bagni di folla, le foto dei paparazzi, che a me non solo non interessano, ma addirittura mi spaventano, perché mi danno la percezione del fatto che questo meccanismo mi sia sfuggito di mano. Volevo fare questo lavoro per farlo bene, per cantare, scrivere canzoni, poi è andato a invadere zone della mia vita che non volevo venissero toccate. Da una parte non voglio ammettere a me stesso che sia successo, quindi mi accanisco a fare finta di no, e infatti succede che faccio delle cavolate, tipo la cosa del Messico, pensavo tanto chi mi sente, mica sarò così famoso, posso fare una battuta, sono simpatico, non la sto dicendo con cattiveria, e invece non è così, devo stare attento a tutto, l’errore è esposto all’esame di tanti occhi. Di solito un fallimento lo vivi con te stesso o al massimo con amici molto cari, nel mio caso è pubblico, sempre”.
Però un certo distacco, quando si scrive, rimane sempre…
“E’ necessario, la musica deve continuare ad avere un ruolo importante nella vita degli uomini, io sono fieramente pop perché voglio arrivare nella vita delle persone e vorrei che la mia musica facesse agli altri quello che la musica ha fatto a me quando ero piccolo: farmi sognare, riflettere, pensare, festeggiare”.
In queste canzoni c’è quasi una sorta di violenza melodica, come se volesse riempire un vuoto lasciato dalle canzoni di un tempo. E’ un progetto deliberato?
“Da un lato no, perché questo disco è nato per caso, scritto per istinto, me lo sono ritrovato così tra le mani; dall’altro sì perché ho sempre avuto un amore assoluto per i cantautori del cuore, i vari Cocciante, De Gregori, Gino Paoli, Battisti non lo nomino neanche, la parte razionale è subentrata quando ho finito di scrivere, sentivo di avere questo disco, avevo 18 canzoni e sapevo che tra quelle c’era il disco. Mi succede sempre così, vado avanti ma ho sempre la sensazione che manchi ancora qualcosa, poi a un certo punto arriva la canzone chiave, e questa volta è stata E Raffaella è mia, mi sentivo rappresentato ma mancava il lato più ironico, e ci doveva essere”.
Alcune canzoni sembrano più schiette, altre più enigmatiche. Per esempio l’ultima, che si intitola Mio Fratello
“Strano, per me è la più dichiarata, più trasparente. Nasce per essere quello che sembra: un messaggio rivolto a mio fratello che è adolescente e sta vivendo un periodo controverso della sua vita, poi arrivato alla fine mi sono accorto che quei consigli che gli stavo dando avrebbe potuto darli lui a me, che ho le stesse fragilità. L’ho dedicata a lui perché nel suo piccolo, coi suoi silenzi mi ha sempre dato l’impressione che possa essere l’unico ad avermi capito davvero. Il testo è cominciato come una lettera ed è diventato uno specchio, gli ultimi due versi ribaltano tutto come se fosse lui a parlare a me, il fatto è che è come se fossimo gemelli con undici anni di differenza”.

21/06/06 - TgCom
Ferro: "Il mio cd per i trentenni"
di Andrea Conti

E' passata molta acqua sotto i ponti dai tempi di Rosso relativo e 111. Tiziano Ferro pubblica il terzo cd "Nessuno è solo". Arrangiamenti più raffinati (con l'orchestra dal vivo dell'Abbey Road di Londra), brani più intimi. "Questo disco non è scritto da un ventenne, - dice al Tgcom - è quello di un quasi 30enne con un nuovo atteggiamento verso la vita". Nella tracklist anche un duetto con Biagio Antonacci e una canzone dedicata alla Carrà. "Rosso relativo e 111 sono dischi concepiti in epoche diverse - continua Tiziano -. Allora ero appena ventenne e mi sono divertito molto ad inciderli. Ma oggi le cose sono cambiate. Ho un nuovo atteggiamento verso quello che mi circonda, verso gli amici e la vita. Quando vedo i miei amici, qualcuno lavora, qualcun'altro si è sposato. E' stato allora che ho pensato a me, a quello che ho fatto sinora anche in maniera critica. Così ho vomitato tutto quello che avevo dentro interrogandomi su queste cose e riversandole nelle canzoni. La musica per me ha fatto molto". Salutandotiaffogo è una delle canzoni più personali e forse difficili di Ferro. "E' la perenne lotta tra la voglia e la paura di scegliere, una domanda per la quale forse a volte non ho voglia di trovare risposte". Ma il cantautore di Latina aggiunge: "La mia è una generazione che si è trovata un po' spiazzata dalle nuove tecnologie e dall'evoluzione delle sollecitazioni esterne. Vedo, ad esempio, mio fratello che è più piccolo di me che è cresciuto con questi nuovi mezzi, non ha assolutamente problemi a muoversi e ad agire. Noi invece ci siamo dovuti fortificare più velocemente". Ed è così che "ho alzato le barriere per difendermi. Ognuno lo fa in modo di verso io, ad esempio, mi sono buttato nella musica per non sentirmi ferito... Questo era l'unico modo non verbale". In "111" l'atteggiamento verso l'amicizia era molto duro. In una nostra intervista Ferro aveva dichiarato di essere rimasto deluso e scottato da alcuni eventi che l'avevano portato a rompere dei rapporti. Da quell'esperienza era nato il brano "Ti voglio bene". Ma oggi? "Ho fatto un grande lavoro di autocritica. E' facile lamentarsi degli altri, bisogna sempre guardarsi dentro. E' vero che ero rimasto deluso da alcune persone ma io avevo un grado di diffidenza molto alta, magari ho contribuito anche io alla rottura di alcuni rapporti. Ma si cresce e si smussano gli angoli, anche perché sono molto impulsivo. Ora ho la consapevolezza che la diffidenza limita la mia vita". Tra i brani del disco "E Raffaella è mia" , dedicata appunto alla Carrà. La conduttrice appena ha saputo che Tiziano le aveva dedicato un brano, gli ha aperto le porte della sua casa di Madrid ("le ho voluto far ascoltare la canzone in anteprima e lei, che è molto intelligente, ne ha colto subito lo spirito, si è messa a ballare, spero che la vorrà interpretare con me, in qualche concerto"). L'altra sorpresa è il duetto con Antonacci in "Baciano le donne" (Biagio è entrato in studio per un saluto ed è uscito con un duetto, dando prova di apertura mentale e affetto, non so quanti lo farebbero").

19/06/06 - Il Messaggero
Esce venerdì “Nessuno è Solo”, nuovo album di Tiziano che duetta con Antonacci e omaggia la Carrà
"Un cuore tenero come Ferro"
«Sono un melodico frustrato, con questo disco faccio “outing”»

di Marco Molendini

ROMA - Se un perfezionista ossessivo martellato dai dubbi confessa di essere davvero soddisfatto, ci deve essere un solido motivo. Tiziano Ferro, in effetti, ne ha più di uno per dirsi orgoglioso del suo nuovo album, Nessuno è solo , che esce venerdì dopo tre anni e mezzo di astinenza discografica. Il fatto è che, stavolta, ha tirato fuori la sua vera anima, la sue intime passioni di cantante. Altro che campione dell’r&b nostrano, consacrato da due album che hanno venduto tre milioni e mezzo di copie e non solo in Italia. No, il vero Tiziano da Latina è un giovane talento dallo spirito melodico che si immerge nel mare magnum della tradizione all’italiana. E, se si cerca la controprova, ecco le undici tracce più una di Nessuno è solo , album di sentimenti, avvolgente e coinvolgente, dove si sprecano storie di amori perduti. ”Gioia e dolore hanno lo stesso sapore con te” canta in Ti scatterò una foto . ”Ora che non sono più un peso dimmi quali scuse inventerai” si lamenta in Ed ero contentissim o. ”Non dimenticarti che il dolore esiste” sollecita in Tarantola d’Africa . ”Affogo, perdo il tuo sguardo” è l’appello di Salutandoti affogo.

Tiziano questo è un disco o un canto di dolore?
«I miei amici quando ascoltano le mie canzoni escono distrutti. Ma, conoscendomi, non si stupiscono. Il fatto è che scrivo come se avessi una pallottola nel cuore».

Come Gino Paoli?
«Gino è un mito per me. Il più grande assieme a Battisti. la sua Averti addosso è la fine».

Il singolo ”Stop! Dimentica” in qualche modo ha tratto in inganno: è un pezzo veloce, orecchiabile, da radio.
«È ispirato a un brano dei Visage, Fade to gray . Abbiamo comprato persino le tastiere che usavano loro, per avere un suono ancora più fedele».

Il resto dell’album, tranne poche eccezioni, è dallo spirito decisamente classico con pezzi ambiziosi come "E Fuori è buio" o "Ed ero contentissimo".
«La verità è che questo disco mi è servito per fare outing. Io sono un melodico frustrato cresciuto a Sanremo. Mi piacciono i cantanti di cuore alla Cocciante e le orchestre con gli archi».

Anche la sua voce appare cambiata, più profonda.
«Sono un pigro, la voce non la curo per niente. Con il tempo, è diventata più cupa, dai toni più baritonali. All’inizio l’effetto è stato traumatico. Così ho dovuto prendere le misure cercando un altro approccio rispetto all’emissione».

È un disco che si rivolge a un pubblico diverso rispetto a quello che giovane che l’ha seguita fin qui?
«Sono fierissimo di avere un pubblico di giovanissimi, ma qui ho voluto dare uno sguardo indietro anche rispetto ai suoni puntando agli anni 60 e 70. Ho usato un mixer che è la copia di quello dei Beatles che è stato rifatto oggi da un pazzo. Ho evitato campionatori e sequencer puntando sugli strumenti suonati davvero».

C’è un omaggio divertente a Raffaella Carrà, in un altro dei pochi pezzi spensierati del disco.
«Per me lei è un’icona. Le ho fatto ascoltare qualche giorno fa il brano a Madrid, a casa sua. Dopo pochi istanti si è messa a ballare».

In ”Baciano le donne” c’è un duetto con Biagio Antonacci. Siete amici?
«È una persona che stimo molto e ha una sensibilità vicina alla mia. Il duetto è stato del tutto accidentale. Biagio è venuto in studio, vive lì vicino a Milano, e abbiamo registrato, senza burocrazie».

La traccia finale l’ha scritta a 7 anni: era già un cantautore a quell’età?

«Mi regalarono un walkman. Ero superfelice, mi sentivo un cantante, mi mettevo sotto il letto e registravo i miei inediti. È stato divertente riscoprire quelle cose».

Nessuno è solo esce contemporaneamente in 44 paesi. Tiziano Ferro passerà l’estate in una lunga serie di impegni promozionali, da gennaio scatterà il tour mondiale, naturalmente dall’Italia.

Settimanale - Famiglia Cristiana
"NESSUNO È SOLO", TERZO ALBUM DI TIZIANO FERRO
UNA CANZONE DA BAMBINO

di Gigi Vesigna

È quella che conclude il suo nuovo disco, incisa in casa quando aveva sette anni. Un ritorno al passato per un artista che ha davanti a sé un grande futuro.

Tiziano nel 1987, a sette anni. Quando ascolterete Nessuno è solo non spegnete dopo l’ultima canzone. C’è una pausa, poi torna dal passato una vocina infantile: «Questa canzone si chiama "il cielo". Il cielo colora la vita e piace a tutto il mondo...». Poi un’altra autopresentazione: «Quest’altra canzone si intitola Gli occhi. Occhi blu, occhi lucidi che risplendono...». La melodia, tutt’altro che fragile, si dipana arrivando a una frase che per un bimbo di sette anni assume aspetti inquietanti: «Non guardarmi come se avessero ucciso il tuo miglior amico...».

Questa prima prova Tiziano Ferro la regala ai suoi ammiratori, molti dei quali lo seguiranno nel tour che toccherà 44 Paesi dove esce contemporaneamente Nessuno è solo, suo terzo album. «Sembra una frottola», conferma, «ma ci sono davvero decine di persone che verranno con me persino in Messico».

Come nasce quella nenia infantile?
«Si torna alla mia infanzia, mi piacevano e mi piacciono ancora le canzoni di Cristina D’Avena, e sin qui tutto normale. L’anormale stava nel fatto che da ragazzino non ero il classico ciccione simpatico, ero introverso, non mi trovavo a mio agio con me stesso. Il rapporto con il cibo era causato da una sofferenza interiore. Mi sentivo tutti contro, ero continuamente tartassato, e lo sport preferito dai miei compagni di scuola era quello di rincorrermi e, quando mi avevano raggiunto, mi gridavano "tocca Ferro"».

I 111 chili non erano leggenda?
«Magari: la bilancia era un incubo».

Adesso che sei tornato normale, sui 70 chili, vuoi raccontare come è avvenuta l’inversione di tendenza?
«È stato un percorso tortuoso ma ricco di esperienze. Ero inquieto, pieno di contraddizioni: ho concluso la maturità scientifica con un bel 55 e mi sono iscritto all’Università, prima a Ingegneria, poi a Scienze della comunicazione, ma ero attratto dalla musica, e così per sette anni ho studiato chitarra classica. Poi ho fatto due anni di batteria e uno di pianoforte, ho frequentato un corso di doppiaggio e ho anche fatto lo speaker per delle radio private. Ma la persecuzione del cibo continuava, sinché entro nel coro gospel di Latina, la mia città, e comincio a non avvertire più la fame di prima.
Sento che "devo" cantare: mi iscrivo all’Accademia di Sanremo e vengo eliminato. Un anno dopo mi piazzo tra i 12 finalisti, ma al Festival non ci arrivo. Però mi nota Mara Maionchi, discografica, che mi aiuta a capire con Michele Canova che quella è la mia strada. Il primo disco, Xdono (Per-dono), conquista il primo posto in hit-parade e risulta il più venduto in Europa dietro a Eminem e a Shakira. Il successo, che panacea per la mia fame atavica! In me comincia a diffondersi un senso di appagamento, e quasi d’incanto il mio interesse per il cibo scompare. Nessuna dieta, solo la consapevolezza di tornare a fare quello che da bambino, a sette anni, avevo provato a fare. Ed ecco qua il terzo disco. Mi sembra un miracolo!».


Un miracolo no, ma il fenomeno Tiziano Ferro dilaga: con Rosso relativo si aggiudica dischi d’oro e di platino in Messico e in Spagna, in Francia e in Turchia. È il 2001 e già Tiziano lavora al secondo album, 111, che vende un milione di copie. Passano tre anni e, dopo tre milioni e mezzo di copie vendute, esce in 44 Paesi Nessuno è solo, forse più degli altri l’autoritratto di Tiziano.

«Cerco di non cantare l’amore convenzionale tipo "lui ama lei", ma l’amore universale, quello che io vivo con la mentalità di figlio e di fratello».

A Latina, dove vive quando non è a Londra, la sua città preferita, ci sono papà Sergio, geometra, mamma Giuliana, che cura la casa, e il fratello Flavio, 15 anni.

Che legame c’è tra voi?
«Avevo 15 anni anch’io quando lui è nato. Volevo tanto un fratello e non ho mai sofferto di gelosia. A lui ho dedicato la mia canzone preferita dell’album, Mio fratello: l’ho scritta la notte della sua nascita e gliel’ho accennata alla chitarra quando ancora aveva gli occhi semichiusi», racconta, e poi si sofferma su Già ti guarda Alice. «Alice è la figlia di mio cugino, nata il 17 marzo 2004, come questa canzone che celebra la gioia e la dolcezza di una vita nuova».

Con questa ballata gentile e amorosa Tiziano si avvicina ancora di più alla più classica scuola cantautorale. Ma Nessuno è solo riserva anche un momento di effervescente allegria quando Tiziano, con Biagio Antonacci, si scatena in Baciano le donne, che, come fa notare l’autore, rivendica il diritto di perdere la testa. Altro intermezzo divertente è E Raffaella è mia, dedicato alla Carrà.

«Ho girato molto l’America latina e la Spagna e a ogni domanda su cosa fosse tipicamente italiano per la gente di là, le risposte erano sempre le stesse: "pasta, pizza, Ferrari, e Raffaella". È l’unico vero esempio di diva italiana esportata nel mondo. Così come gli americani celebrano Jennifer Lopez, Madonna o Liza Minnelli, mi sono sentito in dovere di dedicare un tributo a lei che, in questa canzone, immagino disposta ad allestire uno show privato solo per me».

Dieci canzoni, atmosfere diverse: per chi non lo conoscesse, basterebbe ascoltarle per capire chi è il nuovo "fenomeno" della canzone italiana. Lasciamo che brevemente sia proprio lui a sintetizzarle.

«Tarantola d’Africa mi racconta attraverso il percorso di cinque anni; Ti scatterò una foto, la prima canzone che ho scritto per questo disco, è legata al recupero del passato, sotto il punto di vista dei suoni. Stop! Dimentica, il primo singolo, è un’esortazione a non razionalizzare tutto, Ed ero contentissimo esprime la voglia di confrontarmi con il mio passato: mi ha fatto piacere riconoscermi, capire che anche a distanza di otto anni le cose che scrivo mi assomigliano sempre. In E fuori è buio racconto un amore che nasce, timido però felice, che gioisce dei primi momenti della sua nascita: La paura che è quella che preferisco cantare, non serve raccontarla, ma lasciare che la scopra chi l’ascolta, dice il testo. Infine, Salutandotiaffogo si presta all’antica ma scaltra predizione della Sibilla latina, perché può esser letta sia "salutandoti affogo", sia come "salutando ti affogo", che vuol simboleggiare la perenne lotta tra la voglia e la paura di scegliere».


Ecco, il Tiziano Ferro-pensiero è (quasi) tutto qui. Adesso parte per il suo giro del mondo. Si farà rivedere in autunno, ma intanto potremo ascoltarlo per tutta l’estate. Garantito.

16/06/06 - Rockol.it
Tiziano Ferro presenta "Nessuno è Solo": "Fiero di essere pop"


Quasi a ribadire la coerenza e la coesione del suo percorso artistico, Tiziano Ferro ha scelto di inserire come ghost track nel suo ultimo Cd, "Nessuno è solo" (vedi News), due canzoni registrate su un comunissimo walkman alla tenera età di 7 anni: un "ritratto dell'artista da cucciolo" o qualcosa di più? "No, per me era importante, nell'economia del disco, avere quelle canzoni", ci assicura il cantante di Latina, che Rockol ha incontrato oggi in un hotel milanese: Nonostante la 'lontananza' da ciò che faccio oggi, quello rimango sempre io. Mi ci ritrovo, sento una sorta di continuità nella mia opera. Del resto è questo che credo che la gente apprezzi di me: la sincerità. Quello che metto sul disco è quello che sono realmente. Del resto ho sempre avuto un rapporto molto 'vergine' con la scrittura. Non mi è mai capitato di sedermi ad un tavolo con un foglio di carta davanti e dire: 'Adesso scrivo una canzone'. Mi sono sempre affidato alle emozioni, a ciò che sento". Rispetto alle precendeti prove in studio, Tiziano per il suo terzo album ha optato per delle soluzioni più classiche, "tagliando" su campionatori e sequencer per affidarsi maggiormento a chitarre, bassi e batterie "suonate": "Me l'hanno detto in molti, colleghi e non: questo è un disco insolitamente classico, ricco di ballate. Non ci trovo nulla di strano, comunque: dopotutto, la melodia rappresenta la meglio la tradizione italiana, della quale vado fierissimo, a differenza di molti altri miei connazionali. Ma si sa, noi italiani siamo fatti così...". E, parlando di tradizione, non si può non citare l'omaggio alla Carrà nel brano "E Raffaella è mia": "Lei è sempre stata un'icona, per me: all'estero viene adorata ma in Italia facciamo ancora fatica a riconscerne l'importanza", incalza Tiziano, "Pochi giorni fa sono riuscito ad incontrarla a Madrid, dove abita. Avevo paura di farle sentire il brano, ma ci tenevo che lei lo ascoltasse prima delle presentazioni ufficiali. Dopo qualche secondo, lei si è messa a ballare e a cantare. E' stata una delle più grandi soddisfazioni della mia carriera: le ho detto - nel caso avesse voglia di concedermi l'onore di un duetto dal vivo - che per lei la porta è sempre aperta". Sempre per rimanere in tema di "colleghi", Ferro si appassiona raccontando il duetto "accidentale" con Biagio Antonacci, che ha prestato la sua voce a "Baciano le donne". "Biagio ha dato una prova di apertura mentale e di elasticità eccezionali: è venuto a trovarmi in studio, proprio mentre stavamo lavorando a 'Baciano le donne'. Mi ha detto che la canzone gli piaceva. Io, quasi per scherzo, gli ho detto: 'Perché non canti anche tu, allora?'. Lui mi ha detto: 'Va bene'. Nel giro di 10 minuti, senza neanche montare un'asta in sala di ripresa, avevamo il duetto. Lo ringrazio davvero tanto, perché davvero mi ha dato una dimostrazione di fiducia e di affetto straordinaria". Tiziano non ha paura di ammettere di stare vivendo un momento particolarmente felice, con il singolo "Stop! Dimentica" dilagante nelle chart e nelle radio. E, a proposito del primo estratto: "Già, sembra una tradizione, ormai. Prima l'accusa di aver copiato da R. Kelly in 'Xdono', oggi quella di aver attinto esageratamente da 'One word' di Kelly Osbourne per 'Stop! Dimentica'. Ma che Kelly! Per quanto brava possa essere, non la definirei una fonte di ispirazione... Magari suo papà...", ride Ferro, che continua: "Scherzi a parte, certo, l'ispirazione è stata 'Fade to gray' dei Visage. Quella la ammetto, senza ombra di dubbio. Anzi, abbiamo comprato persino le stesse identiche tastiere che usavano loro, per avere un suono ancora più fedele". E, a chi lo considera un cantante da ragazzini, poco impegnato e superficiale, Ferro risponde: "Dici poco? Sono fierissimo di piacere ai ragazzi più giovani. Io non li considero dei decerebrati, come sono soliti fare molti adulti, anzi, riconosco loro un'intelligenza e un'arguzia molto superiore ai loro coetanei di 10, 20 o 30 anni fa. Sono svegli, responsabili e determinati: cosa si può chiedere loro di più? Se poi il 'pop' significa questo, ovvero riuscire a comunicare le proprie emozioni a così tante persone intelligenti, ben venga. Sono fiero di essere pop". I fan italiani, prima di gustarsi "Nessuno è solo" dal vivo, saranno costretti ad attendere fino al prossimo gennaio: "L'album uscirà contemporaneamente in 40 nazioni in giro per il mondo: mi aspetta un'estate ricchissima di impegni promozionali. Ho preferito non far coincidere i live con gli incontri coi giornalisti per rendere meno massacranti le trasferte: fino a dicembre mi dedicherò alla promozione, poi farò partire la tournée mondiale. Che, come prima tappa, avrà naturalmente l'Italia".

18/06/06 - Il Giornale
Tiziano Ferro, svolta da cantautore: «Rifiuto le etichette, voglio stupire»
di Paolo Giordano

Caro Tiziano Ferro, lei torna dopo tre anni e il suo è un ciddì spiazzante.
«Mi sono preso i miei tempi: ho viaggiato e vissuto, mi sono trasferito prima a Los Angeles e poi in Messico».

E ora?
«Abito a Londra vicino a Leicester Square».

Come ai piccoli principi, girare il mondo le è servito per conoscersi meglio.
«Infatti ho scritto le musiche e i testi in preda ai miei flussi di coscienza, scavandomi dentro senza preoccuparmi delle aspettative del mio pubblico».

È poi il modo migliore per conservarlo.
«Anche perché se un disco fallisce, la colpa è solo del cantante. E allora entra in gioco un po' di sano egoismo: se vi va bene è così, io comunque ho fatto tutto il mio meglio».

In effetti, anche a incontrarlo qui in un albergo milanese, si capisce subito che Tiziano Ferro è un perfezionista e d'altronde ci mancherebbe: il suo nuovo ciddì Nessuno è solo esce contemporaneamente in 44 (quarantaquattro) nazioni e ormai un'impresa così se la possono permettere venti, massimo trenta artisti pop in tutto il mondo. A lui tocca farlo dopo due album (Rosso relativo e 111) che gli hanno portato gloria e mangiato la gioventù: quando è uscito Xdono aveva ventun anni, un ragazzetto di Latina con gli occhi spalancati. E da allora si è dannato l'anima a tutte le latitudini finché, ora che ne ha ventisei, ha acceso le luci dell'animo.

Di solito il terzo ciddì è quello della riflessione.
«L'ho fatta isolandomi. Io non sono un tipo scorbutico, però credo che la solitudine sia la condizione migliore per scrivere. E il mio rapporto con le parole è ossessivo, metodico».

Quasi da cantautore.
«Macché, io sono fieramente pop. Ma ho voglia di provocare, di non lasciarmi imprigionare in una sola casella. Così quando ho iniziato a far ascoltare al mio staff le nuove canzoni vedevo facce sorprese e sentivo commenti tipo “ma i suoni sono più cupi, c'è più introspezione”. Ho faticato a resistere alle pressioni».

Infatti "Nessuno è Solo" sembra meno frenetico, l'r&b è evaporato e l'atmosfera è diventata cupa, quasi serale.

«È un disco dedicato ai sentimenti più semplici e per questo più controversi: l'amore, il bisogno di solitudine, il rapporto con i ricordi e con la celebrità».

Talvolta essere una star è un gioco da duri.
«E certe volte avrei dovuto stare più attento alle mie parole».

Come quando qualche settimana fa da Fabio Fazio su Raitre ha accennato alle ragazze messicane tutte baffute.
«Appunto. Ma era una battuta sbagliata perciò ho registrato un videomessaggio di scuse».

Insomma ha chiesto Xdono. Invece alla Carrà ha mandato un messaggio d'amore.
«La settimana scorsa l'ho incontrata a casa sua a Madrid e le ho fatto ascoltare il brano E Raffaella è mia. Specialmente nel mondo latinoamericano, lei rappresenta l'Italia come la pizza o la Ferrari. È un nostro simbolo, perciò spero di averla qualche volta sul palco con me».

Da quando?
«Il tour inizia a gennaio».

Inviterà anche Biagio Antonacci, che canta nell'ode lesbo Baciano le donne?
«Quella è una collaborazione nata su due piedi: è venuto a salutarmi in studio e il nostro duetto è venuto fuori all'improvviso. Non ha neppure voluto una lira, è un signore».

Ma la sorpresa è la canzone che conclude l'album.
«L'ho registrata quand'ero bambino. Mi vergognavo di amare la musica, così mi nascondevo sotto il letto con il mio walkman. Ho faticato moltissimo a ritrovare quei nastri. Come ho faticato a farmi accettare come cantante da mio padre e mia madre: la mia prima canzone che hanno ascoltato è stata Xdono. Ma solo quando è passata in radio».

18/06/06 - La Gazzetta del Sud
"Anche una canzone dedicata alla Carrà"


MILANO-Ci sono una canzone interpretata con Biagio Antonacci,"Baciano le donne", una dedicata alla Carrà,"E Raffaella è mia", oltre a un'altra, dolcissima, composta dallo stesso cantautore quando aveva solo 7 anni, nel nuovo album di Tiziano Ferro,"Nessuno è solo",che uscirà il 23 giugno in 44 paesi. "Gli occhi",la "ghost track" (traccia fantasma, ossia non segnalata nei titoli,ndr.) che chiude l'album, arriva alla fine dell'ascolto come una sorpresa, ma in realtà è il suggello di un percorso avviato fin dall'infanzia che, con "Nessuno è solo",trova una sua prima, parziale, conclusione. "Questo cd-spiega lo stesso Tiziano - è la chiave finale di lettura dei miei primi tre lavori discografici, perchè sto cambiando, sto prendendo strade diverse, ma nel rispetto del passato. Per questo voglio dimostrare da dove vengo". Ascoltando "Gli occhi", si riconoscono infatti,in nuce, tutte le caretteristiche di Ferro, dalla modulazione dei toni alla metrica, alla forza e alla sincerità dei testi. "Sentendo un bambino di sette anni che canta "non guardarmi così",come se avessero ucciso il tuo migliore amico-nota il 26enne di Latina - già si capisce come sarei cresciuto"."A sette anni mi regalarono un walkman che poteva registrare anche la mia voce ed ero felicissimo,mi sentivo-ricorda - un cantante, ma non facevo cover, registravo solo i miei inediti,le canzoni erano il mio flusso di coscienza, mi mettevo sotto il letto e creavo la mia scaletta". La stessa sincerità di ispirazione accompagna Tiziano anche nel suo terzo lavoro discografico,dopo il clamoroso successo di "Rosso relativo" e "111",tanto che "il disco-spiega - è dedicato ai sentimanti più semplici".

17/06/06 - Il Mattino
«Vorrei sparire come Battisti ma non dal palco»
di Federico Vacalebre

Ha 26 anni, è nato a Latina anche se ormai vive a Londra. Ha già venduto tre milioni e mezzo di dischi in giro per il mondo, in Italia e in America Latina è un divo assoluto, il suo terzo album, «Nessuno è solo», esce il 23 in 44 nazioni. Che America e Inghilterra siano puntualmente assenti da quell’elenco non preoccupa proprio Tiziano Ferro, anzi:

«Non cerco altra fama, non voglio altra esposizione, ne ho già fin troppa, ora che sono cosciente delle cose che mi girano attorno, ne voglio il controllo. Il successo è arrivato dirompente, mi è sfuggito di mano, sono lieto che non abbia assunto proporzioni ancora più innaturali».

Così pesante la vita da star?

«È bella, l’affetto del pubblico, soprattutto di quello giovane, è emozionante. Ma è anche stressante: ora c’è la promozione, non andrò in tutti i 44 stati in cui pubblicano il mio disco, ma sai che divertimento salire e scendere da un aereo, i jet lag, o tentare di sfuggire alla curiosità morbosa dei mass media. In fondo mi piacerebbe fare come Lucio Battisti, vivere ritirato, senza però negarmi il piacere del palcoscenico, dove mi sento protetto e a mio agio».

A proposito di mass media. Lei evita di prendere posizioni su temi politici, come di finire sui rotocalchi rosa.

«Tre giorni fa discutevo con Raffaella Carrà del ruolo dell’artista. Come lei sono convinto che se si vuole far sognare il pubblico non bisogna prendere posizione a favore di questa o di quella causa, pur sacrosanta, né fargli conoscere la propria vita privata: più sei irraggiungibile e più sei credibile nell’evasione dalla vita quotidiana».

A proposito di Raffa: nel disco c’è un pezzo un po’ mattacchione, quasi nello stile del vecchio Renato Zero, dedicato a lei.

«Lei è stata la nostra Madonna quando Madonna non c’era ancora: attrice, cantante, ballerina, presentatrice dai mille volti. In Sudamerica la idolatrano, da noi è ingiustamente passata di moda, quasi non ci si ricordasse che cosa ha fatto, quanto ha fatto. In ”E Raffaella è mio” racconto la storia di un uomo che la ossessiona, che la insegue, la paga per farla esibire solo per lui. È un omaggio, ma anche un’accusa all’esterofilia di noi italiani».

In «Baciano le donne» c’è il duetto con Antonacci.

«È nato per caso, Biagio è venuto a trovarmi in studio, ha ascoltato il pezzo, gli ho detto: ”Vuoi cantarla”? Dieci minuti e... già fatto».

Tra i suoi amici ci sono altre star giovani della canzone italiana.

«È vero, ma quando passo del tempo con Laura Pausini e Elisa siamo amici, non cantanti che programmano di fare qualcosa insieme. Il che non esclude che possa accadere».

Il cantante Tiziano Ferro in «Nessuno è solo» conferma se stesso col tentativo di violare le leggi della metrica e le voci doppiate a distanza di un’ottava. Il sound, però, è meno elettronico di quello di «Rosso relativo» e «111», baratta campionatori e sequencer con chitarre, bassi e batterie vere. Gli archi e le melodie fanno pensare agli anni Sessanta, certe profondità sintetiche all’electropop anni Ottanta.

Possibile far convivere questi due stili, apparentemente agli opposti?

«È quello che ho voluto fare: negli anni Ottanta collezionavo i dischi di Depeche Mode, Visage, Human Leage, Tears for Fears, Alphaville.... Ma ascoltavo anche i dischi di papà: Beatles, Janis Joplin, Frank Zappa. Così sono andato a registrare negli Abbey Road studios e ho comprato su Ebay le tastiere che usavano i Visage di ”Fade to grey”, che grazie alla tecnologia Pro Tools oggi suonano diverse».

Visto che ci siamo: «Stop! Dimentica» è già un successone, ma è anche motivo di una nuova accusa per plagio.

«L’ispirazione ai Visage è dichiarata e invece, come dopo aver detto che avevo copiato ”Xdono” da R. Kelly, questa volta spiegano che avrei attinto a ”One word” di Kelly Osbourne».

Il sound del disco è all’altezza delle grandi produzioni internazionali, curatissimo nelle ballad e nei momenti ritmicamente più intriganti, come «Ti scatterò una foto» che sa di Massive Attack.

«Con il mio produttore Michele Canova l’intesa si è trasformata in empatia. Abbiamo lavorato senza bisogno di parlarci: io cantavo, lui badava ai suoni come in un remix. Il suo processo lavorativo ricorda quello dei dj».

Peccato solo che il dj non osi qualcosina di più e che la voce di Tiziano non trovi parole che dicano qualcosa oltre a suonare bene.

17/06/06 - Il Corriere della Sera
Svolta stilistica con «Nessuno è solo», il nuovo album che verrà lanciato a giorni in 44 Paesi
"Tiziano Ferro: una canzone lesbo e una sulla Carrà"

di M. L. F.

MILANO - Irrompe sulle radio «Stop!Dimentica», canzone di Tiziano Ferro che annuncia l'album «Nessuno è solo», dal 23 giugno nei negozi di 44 Paesi. L'impressione è che siamo di fronte ad una svolta: l'uomo degli incroci vocali, dell'identità sonora surreale, si avvicina fortemente alla canzone d'autore accentuando uno stile di canto e di scrittura che restano comunque unici. In questi casi si parla di «disco coraggioso». «Coraggioso? Ma, minimizza l’interessato, è semplice evoluzione, spero non traumatizzante per nessuno. A 19 anni quando ho cominciato avevo un certo gusto e amavo certi suoni, adesso ne ho 26 e pur con lo stesso spirito, cambio». Il sipario si alza su «Tarantola d'Africa», un bilancio sulle ambizioni artistiche di Ferro. Ma quel che colpisce rispetto alla solarità dei classici del repertorio sono le atmosfere cupe, vicine a quelle dei Massive Attack. «Esatto - conferma lui - è proprio quello il mondo introspettivo di suoni che mi affascina. In questo disco applico una sorta di sinergia che a mio avviso esiste fra macchina e musica. La macchina, l'elettronica nel mio genere musicale è quasi il prolungamento della personalità dell'artista. L'impatto di queste nuove canzoni nasce dal giusto equilibrio fra il marcio e l'elegante». Che dire di «Baciano le donne», dove, in duetto con Biagio Antonacci, si scherza e si disserta sul lesbismo? «Vivo in Inghilterra e ogni tanto mi vengono a trovare delle amiche italiane. Questa canzone è nata durante una serata al pub dove a un certo punto ho smarrito una amica che era venuta a bere in compagnia. L'ho ritrovata avvinghiata a una ragazza inglese appena conosciuta. Il giorno dopo non ricordava nulla. E’ una canzone sul continuo controllo che ciascuno di noi è costretto a praticare giornalmente su se stesso». Curiosa anche «Raffaella è mia» dedicata alla Carrà. «Nei Paesi latini ci rappresenta esattamente come la pizza o la Ferrari. E’ un tributo a una nostra "grande"».

17/06/06 - Il Secolo XIX
Tiziano Ferro, il nuovo Battisti
«Canto pop in italiano e amo la Carrà»

di Renato Tortarolo

Milano. Il Battisti del terzo millennio è un ragazzo magro, sorridente. Capace di parlare a una bambina dal punto di vista di un ragno, velenoso ma saggio, e di trovare nel fratello quindicenne il testimone silenzioso e discreto di un successo planetario. Oggi è il giorno di Tiziano Ferro, 26 anni, di Latina. Un ragazzo di provincia che soffrì un'adolescenza di introversione e peso eccessivo. Oggi splende il sole, ma nelle sue canzoni, anche quelle travolgenti del nuovo album "Nessuno è solo", dal 23 giugno distribuito in Italia e in altri 44 paesi nel mondo, le nubi scivolano basse e minacciose. Per svanire davanti all'amore, al coraggio di non perdersi nella solitudine. Tiziano Ferro, con l'eleganza morbida di Dolce & Gabbana, è il bambino di sette anni che si ascolta nell'ultima traccia, fantasma perché la devi andare a cercare, dell'album: "Gli occhi" dove canta "non guardarmi così come se avessero ucciso il tuo migliore amico...". Aveva già stoffa: stessi «atteggiamenti linguistici, metrica e note e intervalli: vero che mi si riconosce? Mia madre quando l'ha sentita si è commossa, ma le mamme lo fanno sempre». Parla velocemente, allegro. Il suo furore, invece, è più intimo, appena addolcito dal pop «che tutti ritengono poco dignitoso, e invece accompagna le persone, cambia il linguaggio urbano, non ha schemi». In una ballata, "Ti scatterò una foto", dice "e ti scorderai di me, quando piove i profili e le case ricordano di te, ed è bellissimo...". Dicevano: Ferro tornerà con un album dance, forse per "Stop! Dimentica", il singolo che fa già ballare i fan, ma con un omaggio londinese agli anni '80. In parte è vero: «E certe nuove sonorità hanno messo a dura prova il sistema nervoso dei miei discografici» dice divertito «ma non si può che andare avanti, no? A sette anni incidevo a braccio su un Walkman: erano flussi di coscienza di un bambino che scriveva la scaletta delle sue canzoni ideali, nascosto sotto il letto: non sono cambiato». Dice cose terribili, ma inoffensive, con la sicurezza del vero talento, che rimanda appunto a Lucio Battisti. Nell'iniziale "Tarantola d'Africa", una ballata elettrica e millenaristica, il ragno dice alla bambina: "libero dicono che so uccidere osservandoti, ma tu paghi il biglietto per guardarmi, poi potrai volermi morto oppure amarmi, guarderai quanto ti va, stringendo con la mano il tuo papà". Non è una favola noir, ma una confessione: «Diventare popolari costringe a pagare un prezzo: unire o dividere chi ti ascolta. È un compito bellissimo, ma scatena critiche e invidie. Potevo non raccontarlo?». Sostenuto da un sound potente, che la voce affina e lima come in una bottega d'artigiano, "Nessuno è solo" vale per un senso profondo di salvezza che Ferro infonde ai suoi personaggi, come il naufrago di "Salutandotiaffogo", senza pause: "... e domani so che sarò troppo solo, ma dillo adesso cosa pensi, salutandoti affogo...". «Gli altri ti possono salvare, ma il coraggio lo devi trovare dentro di te - dice Ferro - non amo i bacchettoni, non me la prendo con il mondo, ci lamentiamo e crediamo che il dolore nobiliti, così nascondiamo la gioia. Basterebbero affetto e comprensione». Poi, velocemente come sono venute le nubi basse svaniscono in una canzone leggera: "E Raffaella è mia" dedicata alla Carrà«che è rimasta commossa da questo piccolo tributo a lei, ma soprattutto al patrimonio italiano, a quello dei Paoli e dei De Gregori. Sì, ora sono più melodico, che male c'è?». Nessuno, ma Tiziano Ferro è molto di più di un fenomeno: è trasversalmente popolare e innovativo come lo è stato Battisti, anche l'ultimo, quello senza Mogol, quello visionario e lanciato in corsa alla fine del millennio. La Carrà, a Madrid, «si è messa a ballare, mi ha promesso di cantare con me, un giorno o l'altro, come ha fatto Biagio Antonacci in "Baciano le donne"». In "Mio fratello", la ballata più bella dell'album Ferro canta "... ha dubbi sulla sua felicità, colpevole non sei se non lo sai". Eppure sino a ieri lo accusavano di scrivere solo per adolescenti: «E ne sono orgoglioso, perché li vedo appassionati e curiosi d'imparare. Parlare con loro è una responsabilità. Non sarà questo il mio mestiere?».

17/06/06 - Il Tempo
Tiziano Ferro: «Se siamo soli è colpa nostra»
Nel lavoro della maturità l’artista si è affidato all’istinto e all’emotività. Duetto con Antonacci

di Luca Benedetti

«A SETTE anni cantavo nascosto sotto il letto: mi vergognavo e temevo di deludere i miei genitori, che mi avrebbero voluto ingegnere. Creavo canzoni inedite scegliendo il titolo e poi improvvisando il testo: in frasi come "non guardarmi con quello sguardo come se avessero ucciso il tuo miglior amico" s'intravvedeva quello che sarei diventato». Abbandonata la facoltà d'ingegneria, Tiziano Ferro è diventato l'alfiere della musica R&B italiana nel mondo con i dischi «Rosso relativo» (2001) e «111» (2003), che hanno venduto, compresi i relativi singoli, oltre tre milioni e mezzo di copie. Venerdì prossimo esce in contemporanea mondiale il terzo album «Nessuno è solo», una maturazione ulteriore del percorso artistico iniziato nell'infanzia (nel cd c'è anche una traccia fantasma con due canzoni cantate da bambino) con sonorità prevalentemente acustiche divise fra energici pezzi elettronici e morbide ballate melodiche. Il giorno prima, giovedì 22, Tiziano canterà in anteprima i nuovi brani nel raduno di Latina riservato ai soci del fan club online www.tizianoferro.com. «È un disco fieramente pop con testi cantautorali - spiega il ventiseienne artista di Latina residente a Londra - nel quale l'elettronica moderna si sposa con sonorità anni '80 e strumenti reali, fra cui gli archi registrati a Londra negli Abbey Road studios dei Beatles. Rispetto ai precedenti, questo è un disco più intenso sul piano emotivo, ma anche spiazzante e controverso: l'ho inciso seguendo l'istinto senza dare retta alle esigenze di mercato e sono felice che il pubblico abbia accolto con entusiasmo il primo singolo "Stop! Dimentica", che descrive una sorta di mia terapia dell'oblio quando mi lascio coinvolgere troppo da quello che mi accade intorno». Il video di «Stop! Dimentica», una spy-story diretta da Antti J. Jokinen (regista anche di Eminem), è stato tagliato perché alcune scene facevano pensare al rapimento di un bambino. «Poteva sembrare collegato al dramma del piccolo Tommaso Onofri e non volevo urtare la sensibilità della gente, compresa la mia». A proposito di sensibilità ferite: durante l'intervista Tiziano dice: «Devo stare più attento a quello che dico, perché le persone hanno il diritto di non avere il mio stesso senso dell'umorismo», quasi a volersi scusare nuovamente per la frase infelice («Le donne messicane hanno i baffi») pronunciata in tv come ospite di Fabio Fazio. E la firma di Diana Tejera nel brano «E fuori è buio» è un'altra testimonianza della sua stima per le messicane: «È la prima canzone che scrivo con altri: Diana è un'amica conosciuta in Messico che scrive cose molto belle». Il titolo dell'album «Nessuno è solo» è una provocazione. «In realtà tutti siamo soli. Le persone si lamentano per la mancanza dell'amore: tutti noi siamo parte del problema, ma al tempo stesso possiamo essere tutti parte della soluzione. Il disco parla anche del bisogno di superare le proprie paure, trovando un punto d'equilibrio fra noi e chi ci sta vicino». Nella canzone «Baciano le donne» c'è la partecipazione di Biagio Antonacci, una collaborazione nata per caso. «È venuto a salutarmi in sala d'incisione e io per scherzo gli ho proposto di cantare un paio di strofe: ha accettato all'istante dimostrando di essere un vero amico, infatti non ha voluto un soldo e si è assunto la responsabilità di figurare in un disco che non conosceva». Il brano «E Raffaella è mia», invece, è dedicato alla Carrà, che l'ha sentito per la prima volta tre giorni fa nella sua casa di Madrid. Come ha reagito? «Ha ballato per tutto il tempo, poi mi ha abbracciato e mi ha promesso che verrà a cantarla con me in un concerto, quando in gennaio partirà il mio tour mondiale. Questa canzone è un omaggio ironico a una diva italiana famosa in tutto il mondo: la Carrà è parte integrante della cultura latinoamericana, ma noi non valorizziamo le nostre stelle perché siamo malati di esterofilia». Gli affetti familiari si rincorrono in «Mio fratello» («Ha undici anni meno di me e mi assomiglia molto come carattere») e «Già ti guarda Alice», dedicata alla figlia di suo cugino. Tiziano Ferro confessa un desiderio di paternità: «Sono un sostenitore delle coppie di fatto: se in Italia ai single fosse concesso di adottare bambini, io l'avrei già fatto».

02/06/06 - Il Giornale
Tiziano Ferro e il clip depurato Ora è una «story» senza «spy»
di Paolo Giordano

Tanto per cominciare, Stop! Dimentica è un bel video e riaccende i riflettori su Tiziano Ferro, uno dei grandi italiani pop da esportazione. Il montaggio è vincente, l'ambientazione efficace e il colore hollywoodiano. Però nasconde un inghippo: è stato pensato come una spy story e girato ad aprile nei paesi dell'est per cercare le tinte cupe adatte alla storia di un bambino rapito al quale veniva cancellata la memoria. Ma poi il risultato finale è andato più in là delle aspettative. E gli effetti speciali del regista Anti J. Jokinen, che pure è un maestro e ha lavorato anche con Eminem e Black Eyed Peas, sono stati ritenuti troppo «forti» da Tiziano Ferro e dalla sua casa discografica, la Emi. Però - e questo è uno dei guai della globalizzazione - non c'era più il tempo necessario per approntare un altro set visto che il video esce contemporaneamente in oltre quaranta paesi del mondo. E allora il risultato sono questi quattro minuti «purificati» che sfuggono a qualsiasi recensione perché sostanzialmente privi di trama. Sono semplicemente un (efficace) supporto alla canzone e forse dimostrano che una buona melodia vive anche senza l'abituale esplosione di effettistica in technicolor.